QUEL SALVATAGGIO ALLE BANCHE E DI QUELLA POLITICA CHE PENSA SOLAMENTE A LORO

Salvare le banche, dove esse si sentano al sicuro e possono commettere ulteriori sbagli, tanto è il cittadino che paga !
Le banche possono dormire sogni tranquilli, e dai loro sbagli, le loro nefandezze, il regalare e buttare via soldi come se non fossero di nessuno, perché tanto lo Stato gli darà una mano per non affogare e rialzarsi così velocemente. E allora non saranno mai punite e sculacciate  in definitiva , da non smettere mai di comportarsi come belve e di fare altri e ulteriori sbagli ,come se non si correggessero mai andando dritto a sbattere in lamentele e che senz'altro non gli importano un fico secco. Ecco allora l' utilità di abbandonarle al loro misero destino, farle fallire, e si risparmierebbe un mucchio di soldi che i cittadini dovranno pagare inconsapevoli dei tranelli e sottorifugi che le banche hanno da sempre, come punto forza per continuare a sfottere i clienti e i correntisti. Capisco pure che far fallire le banche, e non darli ossigeno non può essere la strada giusta per certi versi, specialmente chi possiede quel gruzzoletto in quei conti correnti per il sostentamento e il proprio futuro, e vederli sparire e annientati da un momento all'altro non fa di certo piacere, da incazzarsi all' occorrenza.                                                         Ma metterle con le spalle al muro, farli paura, e di uno Stato che non intervenga subito con ricette miracolose che possano servire in quel preciso momento ma col passare del tempo si può avere una rimessa, una perdita, sia dei politici che salvano le banche e sia di cittadini che si devono frugare nelle tasche, dentro a quel portafoglio ormai vuoto ed esausti di rimetterci sempre. Si preferisce far fallire un' industria, come può essere l' ILVA e che il governo non è intervenuto a dovere, dove migliaia di lavoratori sono per strada e senza futuro, che le banche protette da quel élite che sembrano che siano più di moda al giorno d'oggi e da non averne dei dubbi in proposito.    In ogni paese, città che si rispetti, dietro l' angolo, a portata di mano le banche sono cresciute come funghi, sia piccole e grandi, basta l' imbarazzo della scelta da far dubitare che qualcosa di losco c'è e di come ci sia un guadagno dentro ,difficile nell' individuarlo nell' immediato se non si scava e si approfondisce nel dettaglio, e chi dovrebbe vigilare molte volte non lo fa, oppure lo fa male.            Si hanno preso il sopravvento, e forza incontrollabile, troppo potere nelle mani di pochi, quei pochi che contano e che vogliano certamente che lo Stato sia sempre presente, ma pure la politica chiamata sempre in causa per salvare le banche come se non esistesse più altro in questa tragica Italia.    Anche perché la politica è sempre più immischiata,presente attorno alle banche più che non si creda, avendo quei tornaconti e interessi che le banche rimangano  in piedi più a lungo possibile, per il resto si guarderà  !
L' economia conta, e senz'altro pure le banche che ruotano intorno su questa, ma quando si usa troppo, si da un' immagine non trasparente e si perde la fiducia intorno a quegli istituti bancari  , invece dovrebbero aiutare la popolazione e non lo fanno, si intravede un senso di vuoto e in definitiva sorge la domanda "ma servono davvero le banche e dove si possono spingersi ancora nella loro presunzione ?" Perché sono un pozzo senza fine e darli più  vitalità ,ancora più ossigeno dove andranno a finire se nessuno gli mette degli ostacoli da far rallentare la loro folle corsa ,in modo che non facciano più male a nessuno , un male che andrà rivisto prima o poi. Ma è più facile attingere suoi soldi dei cittadini per salvare il salvabile, un conto troppo lungo e con un' infinità di zeri da capogiro, solo perché le banche prosperino, si sviluppano, facciano danni e l' importante che facciano parlare di se come di un qualcosa di indistruttibile e necessario per fare peggio in seguito, un seguito che certamente verrà nascosto per i non addetti ai lavori, per gli altri tutto è facilitato e non può essere diversamente.


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